Diari di viaggio

Scritto da: Rocco e Diego Minzoni il 21/08/09

Tortore in Marocco Luglio 2009

Scenario: Marocco dal 16/07/09 al 20/07/09

Il 16 Luglio 2009 siamo partiti alla volta del Marocco destinazione MARRAKESH, io e mio padre,due uomini molto diversi l’uno dall’altro, sia per abitudini che per modo di interpretare la vita, ma accomunati da una grande passione la caccia, lui uomo sulla sessantina affascinato da sempre dalla caccia alla lepre, io trentenne innamorato della caccia alla penna e alla piccola migratoria. Diversi anche naturalmente per le esperienze, lui ormai alla 44esima licenza, che ha avuto il piacere di cacciare quando il calendario italiano permetteva l’inizio a metà agosto fino a marzo inoltrato, io invece cacciatore da una decina d’anni che ho dovuto gioco forza adattarmi a una situazione ambientale e normativa molto diversa. Quest’anno ho deciso di realizzare un sogno che covavo da tempo di partire per un viaggio venatorio all’estero a tortore con lui, non nego che in un primo tempo mio padre era assolutamente contrario, accampando le più varie scuse e dipingendo scenari a dir poco nefasti ma io ho continuato imperterrito, sentendo in me che sarebbe stata un’esperienza unica per il rapporto tra noi due. La mia fortuna è stata quella di decidere di affidarmi all’agenzia Dimtur di Ferdinando Taffi, che sono pure andato a trovare personalmente in sede a Bergamo, il quale una volta ascoltate con attenzione richieste ed aspettative mie e di mio padre ci ha consigliato d’andare in Marocco a cacciare le tortore. Fin dalla partenza, dall’aereoporto di Malpensa, siamo stati seguiti in modo egregio dalla signora Piera che ci ha aiutato al disbrigo delle pratiche doganali e ci ha fatto imbarcare senza alcun patema d’animo verso la destinazione tanto desiderata. Il viaggio è stato confortevole, (per mio padre è stato il primo in aereo) scalo a Casablanca e poi arrivo a Marrakesh. Qui una volta sbrigate le pratiche doganali abbiamo immediatamente incontrato la ragazza inviata da Beppe (la nostra guida insieme ad alcuni suoi collaboratori delle nostre giornate di caccia) che aveva già recuperato i nostri fucili e che ci ha condotto in albergo. Una volta usciti dall’aereoporto, che era ormai il tramonto, ci è apparsa in tutta la sua bellezza la cittadina di Marrakesh, città piena di persone indaffarate nelle più varie attività umane,composta da abitazioni dalle più varie fatture l’una vicina all’altra senza un apparente ordine logico,e caratterizzata da un traffico caotico e roboante.

Una volta giunti in albergo abbiamo incontrato Beppe (incontrato all’EXA e presentatomi da Ferdinando) che ci ha messo subito al corrente della situazione relativa alla presenza di tortore nelle sue concessioni di caccia in quei giorni, rassicurandoci sul fatto che se ne trovavano una buona quantità, ma stupendoci, ci propose per l’indomani mattina un fuori programma, si sarebbe infatti tentata un’uscita mista colombacci/tortore che si erano notati abbondanti in pastura nei campi di grano negli ultimi giorni. Sia io che mio padre accettammo con grande entusiasmo e ci ritirammo immediatamente in trepidante attesa dell’alba successiva. La notte fu travagliata, segnata dalla tensione della prossima cacciata, dal timore di non essere all’altezza nello sparare ( tra me e mio padre c’era una giocosa scommessa su chi avrebbe sparato meglio) e da tutti quei fantasmi che affollano la mente di chi sta per vivere un’esperienza tanto desiderata. Alla mattina sveglia alle 5,colazione e poi via su un fuoristrada per una Marrakesh ancora addormentata, popolata ancora per alcune ore da poche persone che si stavano probabilmente recando al lavoro e da branchi di cani randagi alla ricerca attorno alle abitazioni di un boccone da mangiare. Una volta usciti dalla cittadina ci siamo immessi lungo un dedalo inestricabile di vie sterrate che attraversano,senza un ordine apparente le campagne circostanti coltivate a: grano, uva, albicocche, cocomere, fichi d’india. Una volta giunti sul luogo di caccia, ormai all’alba, siamo stati posizionati alle poste e ci è stato assegnato un ragazzino che avrebbe provveduto a raccogliere le tortore abbattute lasciandoci concentrati sulla caccia. L’alba ormai stava sopravvenendo,i raggi ancora tiepidi di un sole che poi sarebbe divenuto accecante definivano i contorni di un paesaggio di rara bellezza che si stagliava davanti a noi, facendo intravedere in lontananza l’asprezza della catena montuosa dell’Atlante. Era ormai l’ora adatta perché la nostra prima tortora marocchina si palesasse davanti a noi, quando ecco ad un tratto dagli ulivi davanti a me la vedo saettare a 1 metro da terra, mi viene incontro,non nascondo la mia emozione, sento infatti il mio cuore battere tumultuoso,il ragazzino al mio fianco me la indica chiaramente, mi alzo dal riparo di fortuna che mi nascondeva, miro, do’ il vantaggio e faccio partire il colpo ...COLPITA!!!!! La vedo cadere tra dei cespugli di rampicanti seguita da alcune penne che si posano leggere tra le stoppie di grano, il ragazzo la va a raccogliere,me la porta,la guardo ne rimango rapito dalla bellezza delle sue fattezza e dalla meraviglia dei colori delle sue ali e ora spero con tutte le mie forze che tocchi anche a mio padre. Quando ecco sento proprio davanti a me, dove era appostato mio padre, il boato prodotto da due colpi e subito un urlo liberatorio che dice in perfetto ferrarese di avere colpito una tortora e si sbraccia dando indicazioni al ragazzo per raccoglierla. In quel momento mi sono sentito felice, in una frazione di secondo sono svanite tutte le ansie che portavo dentro di me e tutte le fatiche burocratiche e organizzative passate volano via leggere in solo attimo. Gli arrivi in quella prima mattinata si succedono regolari (sia di tortore ma soprattutto di colombacci) come poi per tutti e tre i giorni di caccia restanti impegnandoci in tiri i più diversi gli uni dagli altri e facendoci divertire ogni giorno di più. I giorni si sono succeduti gli uni dopo gli altri volando tra una cacciata,una discussione su gli errori commessi nel tirare o su come migliorare la disposizione delle poste per la cacciata successiva e giustamente cercando di gustarci un po’ di riposo nel meraviglioso hotel che ci ospitava e nel quale siamo stati trattati in modo principesco. Un ringraziamento particolare a Beppe che il penultimo giorno di caccia ci ha invitato insieme ad altri suoi amici a cena cucinando un meraviglioso branzino al forno e raccontandoci meravigliose storie di caccia vissute da lui in prima persona.

Come per tutte le esperienze belle della vita ne venne presto la fine e quando Beppe ci accompagnò all’aeroporto dandoci una mano per il disbrigo delle pratiche doganali, ci sentimmo malinconici per la fine di una bella avventura ma consci d’aver vissuto insieme un’esperienza che ci porteremo per sempre nei nostri ricordi. Ora non mi resta altro che complimentarmi per la professionalità dimostrata da tutti i componenti dell’agenzia di viaggi DIMTUR che ha reso possibile la realizzazione di un’esperienza unica e piacevole. Quasi dimenticavo, per quanto riguarda la scommessa non dirò chi ha sparato meglio, ma basti sapere che già dalla mattina del terzo giorno di caccia non ho piu’ tenuto il conto perché ormai il divario era consistente e a coloro che hanno più esperienza bisogna pur sempre dare l’onore delle armi.

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